Psicologa

Il senso della vita

 Autore: Alfred Adler

Titolo: Il senso della vita

Editore: Newton & Compton Editori, Roma, 1997

Il senso della vita è l’ultima opera di Alfred Adler scritta nel 1933 e rappresenta un compendio esaustivo dei principali concetti della teoria adleriana. E’ un testo scritto dall’autore prima della sua morte e che riassume in modo chiaro ed efficace il pensiero della psicologia  individuale  al culmine della sua maturità. Adler stesso lo definisce come “un riepilogo, sufficientemente approfondito, di tutta la teoria individual-psicologica, indispensabile supporto per chi già la conosce e stimolo accattivante per chi non l’ha ancora scoperta”.

Nel corso dell’opera, tra le diverse tematiche affrontate, emerge chiaramente l’intento di studiare l’uomo come membro attivo della comunità in cui vive e non come soggetto isolato. Adler afferma che “non è possibile esaminare un essere umano in condizioni di isolamento, ma solo all’interno del suo contesto sociale”.

Vengono affrontate le problematiche della gestione del sentimento di inferiorità e superiorità e della loro trasformazione in complessi invalidanti la vita dell’uomo, così come la tematica della patologia nevrotica che rappresenta  la “malattia dell’uomo moderno”.

Per Adler la nevrosi non è nient’altro che un tentativo  di evitare la presa di coscienza dei propri limiti e delle proprie insicurezze e di sfuggire a quelle che sono le sfide che la vita ci pone di fronte.

Queste sfide sono quelle che Adler chiama compiti vitali e si esprimono nell’area dell’occupazione, dell’amore e del matrimonio e della convivenza sociale. I compiti vitali e il modo di affrontarli rappresentano l’intelaiatura dello stile di vita di ognuno di noi. Il termine, coniato da Adler, anche se passato ormai a far parte del linguaggio corrente, definisce, dunque, la modalità con la quale l’individuo si muove verso la meta, servendosi dei mezzi che ritiene di avere a sua disposizione: in particolare, la percezione soggettiva che ha di sé. Lo stile di vita si forma nella primissima infanzia (è definito nelle sue linee fondamentali già all’età di cinque anni) ed è la risposta che l’individuo fornisce per muoversi nel suo contesto ambientale originario che, in genere, è costituito dalla famiglia: emerge l’importanza dello studio della costellazione familiare, ossia, la posizione di nascita del bambino rispetto ai fratelli, le caratteristiche degli altri membri della famiglia e la significatività delle relazioni.

Adler affida all’educazione ed ai genitori il ruolo fondamentale di preparare il piccolo dell’uomo ad affrontare questo mondo nella maniera migliore e, soprattutto, a contribuire al suo sviluppo. Apporto fondamentale in tal senso viene dato dalla relazione primaria tra madre e bambino. La madre, quale prima educatrice, è colei che fa da ponte tra nido domestico e mondo esterno, consentendo il sereno inserimento del bambino nel mondo. Laddove vi siano errori educativi, quali un’educazione viziante o trascurata, si avranno uomini con una minor dose di coraggio e con una minor intraprendenza nella risoluzione della difficoltà della vita.

La presa di coscienza dei propri limiti e delle proprie difficoltà, genera nel bambino ciò che Adler definisce sentimento d’inferiorità: se gli stimoli ambientali, gli apprendimenti e l’integrazione sociale risulteranno positivi e favorevoli, l’individuo supererà gradualmente tale sentimento, in caso contrario si assisterà allo slittamento nel complesso d’inferiorità (patologia).

Ad accentuare il complesso d’inferiorità possono concorrere l’inferiorità d’organo (intesa come insufficienza fisica o estetica) e la costellazione familiare (in particolare, la rivalità fra i fratelli).

La compensazione è una delle modalità che la volontà di potenza usa per superare il sentimento di inferiorità: essa non deve essere vista solo come artificio nevrotico ma anche come elemento di superamento dell’inferiorità.

L’essere umano, che riesca a realizzarsi in modo equilibrato nei tre compiti vitali, è un uomo che possiede in sé una dose sufficiente di sentimento sociale. Tale sentimento è il motore  che ci permette di cooperare con il nostro prossimo permettendoci  di riuscire a  realizzare le nostre mete senza tuttavia prevaricare quelle degli altri.

E’ con questa visione che Adler matura la concezione di una società ideale, una società la cui meta ultima è  il benessere di tutta l’umanità quale un corpo teso nello sforzo di raggiungere l’unità e il benessere globale.

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